giovedì 28 novembre 2013

Il nostro Unschooling

Lo so, troppo spesso mi perdo in voli pindarici e manco di raccontare la nostra esperienza quotidiana da famiglia homeschooler.

Siamo arrivati fin qui, molto gradualmente.

Prima di trovarci immersi in questa normalità (per noi), negli anni, l'abbiamo immaginata e declinata in molte maniere diverse. Di fatto siamo andati via via levando.
Quella che, inizialmente, poteva sembrare una versione rivisitata e corretta della scuola - trasferita fra le mura domestiche - oggi è semplicemente altro.
Abbiamo levato, dicevo, nel senso di tolto: abbiamo tolto programmi, orari, materie, voti (detesto i voti!!), premi, punizioni, gare, sfide...
Abbiamo levato nel senso di sollevato, alleggerito. Giorno per giorno la nostra posizione si è andata "alleggerendo" (per qualcuno radicalizzando) verso l'Unschooling. In questo ci hanno ispirato gli scritti di John Holt (Growing without school) e le tantissime esperienze in rete (e non) provenienti soprattutto dagli Stati Uniti. Un ruolo importante, qui in Italia, lo dobbiamo a controscuola e a Educazione Parentale, luoghi di incontro e di confronto. Molto hanno significato anche le riflessioni del libertario Marcello Bernardi (in particolare Educazione e Libertà) e il dirompente saggio di Alfie Kohn (Amarli senza se e senza ma). 

Alla base dell'Unschooling ci sono considerazioni molto semplici, ma niente affatto scontate. Si tratta di un approccio che sta in piedi solo partendo da un atteggiamento di totale fiducia nei confronti dei bambini. (E già qui, diciamolo, non siamo affatto preparati culturalmente.)

In sintesi:
. i bambini sono guidati da una spinta naturale ad imparare;
. sanno di cosa hanno bisogno e come apprenderlo;
. imparano e assorbono ciò che è necessario nel contesto in cui vivono. Vita e apprendimento sono la stessa cosa;
. ognuno apprende secondo i propri tempi e secondo percorsi individuali e, soprattutto, attraverso l'esperienza;
. l'apprendimento - quello vero - nasce da una motivazione interna: che si tratti di passione, interesse o necessità (per. es. molti bambini unschooler hanno imparato a leggere spinti dall'esigenza di consultare qualche libretto delle istruzioni);
. le motivazioni esterne: premi e/o punizioni (voti buoni e/o cattivi) non funzionano sul lungo periodo, poiché agiscono a discapito della passione e rischiano di essere di ostacolo all'individuazione del proprio cammino;
. la scuola -  cosiddetta compulsiva - spegne la creatività, intesa  anche come capacità di trovare soluzioni. A tal proposito segnalo questo  bellissimo video:


. infine (ma molte cose avrò certamente dimenticato) lo scibile è talmente immenso e vario che non possiamo davvero pensare di recintarlo entro gli stretti confini di rigidi programmi scolastici massificanti. Non sarebbe molto più fruttuoso per tutti se la conoscenza di ognuno seguisse percorsi individuali e diversi? Come dice molto bene Silvano Agosti: "... avremmo per le strade dei capolavori ambulanti. Ognuno avrebbe la sua visione del mondo e il mondo sarebbe ricco di infinite interpretazioni..."

Ecco, un mondo ricco di infinite interpretazioni 
è proprio ciò di cui si sente un immenso bisogno.

Un mondo ricco di infinite interpretazioni 
è proprio ciò che deve fare paura ad alcuni.

Detto questo, atterro dai miei voli pindarici e vi racconto, velocemente, che le nostre giornate non sono scandite da campanelle, programmi, compiti.
L'attività principale dei bambini resta  il gioco. La mattina generalmente si tratta di gioco all'aperto. Considerato il clima di questi luoghi, hanno già costruito il primo igloo dell'anno, grazie alle recenti nevicate. Poi si spostano in casa dove i passatempo più in auge sono le costruzioni e la pista in legno per il trenino. Entrambe le attività richiedono tempo, logica, coordinazione, ordine mentale, mediazione. I giochi virano immancabilmente nel gioco di ruolo, dove reinterpretano, rielaborano e approfondiscono (facendo domande) vissuti recenti o temi a loro cari.

Niente di speciale, lo so... 
salvo la nostra speciale convinzione che questo sia apprendimento.

Leggiamo, lo abbiamo sempre fatto; ci piace. Leggiamo di tutto, purché scritto bene. E poi parliamo, tutti e troppo, ma parlando capita di affrontare insieme dubbi, curiosità, domande filosofiche, paure, sogni...

Il tutto accade all'interno di una quotidianità pienamente condivisa, dalla gestione della casa e della famiglia al lavoro. I bambini sono con noi quando abbiamo ospiti in albergo: sanno in cosa consiste il nostro lavoro e quali responsabilità e soddisfazioni comporti. Sono con noi quando c'è da tagliare la legna e accatastarla; è un momento di condivisione e ce la mettono tutta per essere d'aiuto; sono con noi quando si piantano i fiori; si seminano e raccolgono patate (questo compete ai nonni); sono con noi quando cuciniamo (non sempre ovviamente... e per fortuna!) e così via.
In questo periodo Grande e Piccolo sono le ombre del padre Nordico, che si sta dedicando alla ristrutturazione della mansarda di casa, destinata a diventare il loro spazio giochi, studio, laboratorio (già sede in fieri di un neonato "Club dei bambini e dei giochi" fondato da Grande.) Tutti i giorni nelle loro tute blu (da metalmeccanici) seguono il padre su per un'irta scala di legno, per tornare - a distanza di qualche ora - pieni di trucioli e nuove idee per la testa. Trattasi di  "non scuola", non c'è dubbio, ma anche di apprendimento allo stato puro. Non saprei neanche mettere in fila tutte le materie e le non materie che sperimentano a fianco del padre mentre misurano i listelli da montare sulle pareti, per poi fissarvi l'isolante. Poi sarà la volta dell'impianto elettrico; poi delle tavole di abete da imbiancare e fissare a parete e a terra; poi verrà la finestra ovale, con vista lago, forse monteranno insieme una stufa a legna (sulla quale sono tuttora in corso trattative) e poi la scala.... ancora tutta da progettare! A tratti, mentre il padre lavora, si perdono nei loro giochi con chiodi e martelli: li sento battere, parlottare, ridere, litigare...
Ma, sopra ogni cosa, la non materia fondamentale che stanno apprendendo è data dall'esempio di un padre che sa fare molte cose; che ha voglia di fare e che ama quel che fa.

E poi - ma non è una nota a margine! - c'è un Minuscolo di 10 mesi che cresce e partecipa ogni giorno di più. Al mattino si sveglia sfoderando il suo sorriso pieno di sole e chiama, con i suoi gorgheggi, i fratelli che accorrono e poi corrono via. E lui dietro gattonando, smontando ciò che loro montando, osservandoli e osservato da loro, che attraverso di lui stanno imparando altre cose (seppure del tutto fuori programma).
Unschooling ... non scuola...

Impareranno a leggere e scrivere? E a fare di conto? E la grammatica? E l'insiemistica?
Certo, non c'è dubbio. Impareranno ad assumersi le proprie responsabilità? Certo: lo vedono fare ogni giorno, perché non dovrebbero? Impareranno ad obbedire, a "stare in fila per due", a dare le risposte esatte. Mi sa di no.

Questo è il nostro percorso, non è misurabile attraverso i voti e le pagelle; non è confrontabile con quello degli altri. Ma è tangibile, perché è pieno di senso ogni giorno di più.

L'unico "neo", ma spero che riusciremo a mediare, è legato alla nostra scelta di fare fare a  Grande l'esame di prima elementare a Giugno. Parlo di scelta perché in realtà per legge, chi fa scuola parentale (homeschooling), non è obbligato a fare l'esame di fine anno, a meno che non intenda entrare o rientrare nel circuito scolastico.
Noi preferiamo, comunque, affrontare la verifica di fine anno (magari un giorno spiegherò il perché).
Questo, inevitabilmente, entra in conflitto con il nostro approccio, che vorrebbe essere indipendente da scadenze fisse e programmi preimpostati.
Ma ce ne faremo una ragione!
Trattandosi di scuola primaria e sopratutto del primo anno, fortunatamente contano di più le competenze dei rigidi programmi. In parole povere sappiamo che Grande dovrà imparare a leggere e scrivere abbastanza fluentemente, entro Giugno. Sulle competenze di matematica non ci sono sforzi da fare, visto il suo vivo interesse. Al momento non gli stiamo facendo pressione; vediamo che, giorno per giorno, nella sua testa si sta dipanando il mistero della lettura e della scrittura. Sono certa (abbastanza!) che arriveremo alfabetizzati a Giugno: sarà a modo nostro, secondo i nostri ritmi e seguendo i nostri sentieri.

Non tutto è semplice
Non tutte le giornate scorrono senza intoppi
Momenti di dubbio e riflessione non mancano
Ma siamo qui:
nel pieno delle nostre vite,
nel pieno delle nostre scelte, pensate e consapevoli


domenica 24 novembre 2013

Luci ed ombre dell'educare

Caterina di LibereLettere e Selima di Timoilbruco, che ho avuto la fortuna di incontrare virtualmente (ma non ancora di persona!), hanno lanciato un seme nel web, con l'intento di "Dialogare per costruire". Un modo per confrontarsi, di blog in blog.

Mi piace: c'è bisogno di dialogo e c'è bisogno di costruire.

Mi piacerebbe ancora di più poter preparare un buon tè, qualche biscotto, invitare tante altre voci, e tutti insieme - camino acceso - parlare fino a tarda notte.

Non sarebbe bello Caterina?

In attesa che questo desiderio possa realizzarsi, prendo, per un attimo, il testimone e provo a dire ciò che intendo, oggi, per  EDUCAZIONE.  Sottolineo "oggi" perché, negli anni, la mia idea su cosa sia l'educazione si è molto evoluta - direi rivoluzionata! - per cui non mi sento di escludere che continui ad evolversi ancora.
Tant'è...
In un vecchio post (qui) - partendo all'etimologia di "educare" (da educere = tirare fuori)- ho sostenuto la tesi che educare dovrebbe, appunto, consistere nel "tirar fuori"e mai e poi mai dovrebbe consistere nel mettere dentro come racchiuso, invece, nell'etimologia di "insegnare" (da in-signare ovvero imprimere).
Mi sembrava che tutto tornasse, ma poi...
Poi ho letto il post di Caterina, che mi ha fatto riflettere sul ruolo troppo attivo, forse coercitivo, anche del "tirar fuori". Continuo a pensare che sia, comunque, meglio provare a tirar fuori da qualcuno ciò che è (o crediamo che sia), piuttosto che provare a metterci dentro ciò che vorremmo che fosse. Ma... ma certo il rischio di manipolare, plasmare, forgiare resta insito anche in questo non troppo circoscrivibile "tirar fuori", che sottintende degli adulti in una posizione di superiorità: si dà per scontato che questi abbiano la competenza per capire chi sia o sarà quel bambino e che abbiano gli strumenti per tirarne fuori la vera natura, insomma, per estrarla!

Così, grazie a Caterina, oggi, 
pensando al senso di "educere",
non riesco a togliermi dalla testa 
l'immagine di un dentista, tenaglie alla mano!

Ecco a cosa serve dialogare, ascoltare, confrontarsi.
Serve a fare un altro passo, magari in una nuova direzione; serve a mettere in discussione un pezzo della strada percorsa; serve a spostarsi dalle proprie certezze, provare a riprendere le coordinate per muoversi verso nuovi lidi.

Detto questo, mi accorgo che, nel corso degli anni, la mia idea di "educazione" si è andata sempre più sfrondando. E' stata una lenta , ma inarrestabile, azione di potatura: in certi momenti ci sono andata di fino, ma in altri non ho usato mezzi termini e via di ascia!
Da un'idea di educazione estremamente agita, concertata, strutturata, attiva, e inequivocabilmente "conforme", mi ritrovo con in mano un'idea di educazione sempre più leggera, quasi di sponda, di riflesso, decisamente meno invasiva, e piuttosto "difforme".
Mi ricordo-  ancora madre immaginaria - sostenere convinta che "mai e poi mai nel letto dei genitori"! Ammetto, con un certo imbarazzo, di aver "molestato" bambini altrui (sic!) affinché finissero ciò che avevano nel piatto. So che ho affermato che le frustrazioni fossero necessarie per adattarsi alla vita, riferendomi (oibò) a quelle frustrazioni "create ad arte" dai genitori per raddrizzare la giovane pianta. Confesso che, in assoluta buona fede, ho valutato i genitori dalle "buone maniere" dei figli, forse anche dai loro risultati scolastici... e via di questo passo... ahimè...
Poi l'istinto, il puro istinto (perché all'epoca non avevo modelli di "attachment parenting" cui rifarmi), mi ha spinto verso alcune scelte, in una bellissima spirale a salire. E per salire, si sa,  bisogna alleggerire.
A un mese dalla nascita di Grande ho acquistato (senza mai averlo premeditato) la fascia lunga e ho scoperto la gioia, ma anche la facilità del portare. Poi sono fortunatamente inciampata in alcune letture fra cui William Sears che mi ha "traviata" al co-sleeping e ancora oggi non si contano braccia e gambe nel lettone. Poi qualcuno mi ha fatto comprendere quanto fosse più importante che il bambino continuasse ad ascoltarsi e a fidarsi delle proprie sensazioni (fra cui quella della fame), piuttosto che finire forzatamente tutto quello che gli mettiamo nel piatto. Avanti in questa direzione ho, ovviamente, capito che non sono necessarie altre frustrazioni oltre a quelle cui, inevitabilmente, la vita ci pone davanti. Infine, dopo avere giudicato, ho temuto il giudizio degli altri: ho sudato quando i miei figli non salutavano; mi sono innervosita ogni volta che non rispondevano alle domande altrui, per poi scoprire (dopo tanto inutile sudare) che tutto accade al momento giusto per loro. Ancora oggi non riesco a fare a meno, in certe circostanze, di scrutare lo sguardo altrui per carpirne l'eventuale giudizio, ma so per certo - ogni giorno di più - che mi preme essere giudicata solo sulla base della felicità e serenità dei miei bambini.

Nel bel mezzo di questo cammino posso dire che "oggi" gli ingredienti che reputo fondanti della crescita con i miei figli sono (o dovrebbero essere) l'amore incondizionato, perché abbiano per sempre una base sicura da cui partire; la fiducia nella loro competenza e l'ascolto, per poterli seguire lungo percorsi individuali; la fiducia in noi stessi per continuare a percorrere strade poco battute; il tempo passato insieme (perché checché se ne dica la qualità del tempo non compenserà mai la mancanza dello stesso); il rispetto reciproco in un rapporto orizzontale e non verticale; l'esempio che diamo (ahi noi, l'esempio che diamo!);  il senso di una impensata libertà.
Il tutto, però, tenendo sempre a mente che - seppure in un'ottica di relazione orizzontale e non verticale - il rapporto fra genitori e figli resta inevitabilmente asimmetrico. Sono loro (i figli)  a dipendere da noi; siamo noi ad essere responsabili verso di loro; siamo soprattutto noi a determinare gli equilibri; siamo noi (buoni o cattivi) i loro modelli; mentre sono loro a fidarsi naturalmente e ciecamente di noi (noi dobbiamo educarci a fare altrettanto nei loro confronti); sono loro, di certo, ad amarci incondizionatamente, mentre noi non dovremmo mai smettere di chiederci se lo stiamo facendo.


Vi ho convinti?
Forse.... 
Potrei chiuderla qui. 
Quasi quasi...
Ma...

Ma, come ho già detto in altre occasioni, non sono affatto all'altezza delle mie "splendide" idee.
I miei passi non sono sicuri, quanto i miei pensieri.
Ed ecco che il cerchio si chiude per me: la sola educazione su cui  lavorare è quella di noi stessi, è l'autoeducazione.
Prenderne atto è qualcosa di straordinariamente difficile e sovversivo per chi è stato educato secondo le più tradizionali tecniche pedagogiche passive e autoritarie.
Difficile convincersi che, finalmente, possiamo essere responsabili della nostra crescita, della nostra formazione, della nostra educazione, della nostra vita.
Dopo anni e anni ad obbedire, a temere l'autorità, a dipendere dal giudizio esterno, a cercare di aderire al modello prescritto... scoprire che il "tema da svolgere" è libero, che non c'è traccia - se non la nostra - è davvero un salto nel vuoto (un casino pazzesco!).
Ma, allo stesso tempo, scoprire che nessuno ci può obbligare a continuare a percorrere il sentiero indicato, scoprire che basta fermarsi un attimo per trovare il coraggio di cambiare direzione, è un atto liberatorio e straordinariamente sovversivo!

Questo è quanto:  navigo sospinta dal vento amico delle mie idee libertarie e sbatacchiata verso gli scogli dai miei vecchi schemi autoritari. Non sono alla deriva, ma neanche in acque tranquille.

Mi educo, mi educo, mi educo e - in questo caso - direi che servirebbe proprio un bel paio di tenaglie per tirare, finalmente, fuori il meglio di me.


Questo post partecipa all'iniziativa "Stiamo in ascolto"

Qui di seguito i link agli altri post (spero di non dimenticare nessuno):
Libere lettere
Timo il bruco
Latte e champagne
Sara fatto con amore
Lunamonda
Gocce D'aria
La casa di Hilde

Lancio il seme a:
Greta di Imparare in piedi
Monica di Esperienze di homeschooler









sabato 23 novembre 2013

Certo, le nostre scelte ricadono sui nostri figli... perché le vostre no?



Si lo sappiamo: ci stiamo assumendo una grande responsabilità.
Ma mi chiedo: si può essere genitori senza assumersene tutte le responsabilità?

Si lo sappiamo: fare homeschooling è una scelta che ricade e ricadrà sui nostri figli.
Ma mi chiedo: quali scelte - da genitori - non ricadono sui figli?

Come dite? Si rischia meno facendo scelte ben piantate nel solco della "normalità"?

Davvero?

Non era forse normale in passato che il pater familias avesse potere di vita e di morte su figli e moglie?
Non era forse normale (e altrove lo è ancora) che i bambini facessero lavori pesanti e rischiosi?
Non era forse normale che si operassero i neonati senza anestesia, perché insensibili al dolore?
Non era forse normale (e ancora lo è non lontano da noi) che i bambini venissero promessi sposi dalle loro famiglie.

Insomma, è innegabile che anche restare nel "solco della normalità" sia una scelta che ricade sui nostri figli e non abbiamo alcuna garanzia che davvero sia la migliore per loro, solo perché "normale".
"Così fan tutti" a noi non può bastare.

Allora, tanto vale seguire la nostra strada. 

Per farlo bisogna compiere lo sforzo di porsi delle domande, a volte scomode, a volte molto complesse, per poi, serenamente, assumersi la responsibilità delle proprie scelte (dentro o fuori da quel solco).
E non c'è dubbio: le nostre scelte - quali che siano - ricadono e ricadranno sempre sui figli.
Ma almeno sapremo il perché e il per come e riusciremo a spiegarglieli.

Male che vada,
avranno imparato a farsi le proprie domande, 
a cercare le proprie risposte 
e a sbagliare con la propria testa e con le proprie ali.

...  il che non sarebbe affatto male!




sabato 16 novembre 2013

Siamo tornati

Dopo una lunga pausa, trascorsa nella mia amata Puglia, rieccomi a cercare di fermare qualche idea... e speriamo che sia buona!

Ci siamo concessi 3 settimane di vacanza nella mia terra natia. Abbiamo percorso tutta la costa Adriatica italiana, da nord a sud e viceversa, mentre Grande e Piccolo seguivano i nostri spostamenti su una cartina geografica. 

Ci siamo lasciati alle spalle la primissima neve alpina, per trovare un'estate tardiva e caldissima che ci ha regalato anche un paio di tuffi in un mare infinito.

Abbiamo percorso la geografia della mia infanzia, quella dei luoghi più cari.
Abbiamo, in parte, ricostruito la storia della mia famiglia, incontrando zii e cugini, a formare un immaginario (per ora) albero genealogico, pieno di frutti meravigliosi.
Siamo andati a ricercare le case natali dei nonni, come archeologi urbani.
E poi abbiamo mangiato... mangiato... mangiato... sapori a me familiari, pieni di ricordi che ridono.


Abbiamo osservato le architetture, così diverse da quelle Alpine: bianche le case, fatte di pietre estratte nelle cave vicine. Abbiamo dormito in un trullo, visitato un antico frantoio ipogeo, (destinato alla produzione dell'olio "lampante", ovvero per le lampade!), camminato su strade di pietre lisce e lucide.

Ci siamo riempiti gli occhi di bianco e di blu.

Non abbiamo preso nota, fatto compiti, ripetuto a memoria, disegnato, registrato...
Abbiamo vissuto.
Intensamente.
Osservato, con tutti i sensi... compreso il sesto, il settimo, l'ottavo... (che finalmente sappiamo che non bisogna darsi limiti!!!).

Anche questo è il nostro liberissimo homeschooling.

Vivere, ascoltare, ascoltarsi, osservare, raccogliere, chiedere, cercare... ma soprattutto fidarsi.

E si sa, la parte più difficile, ma anche la più bella, è proprio di riuscire a fidarsi!


Insomma, vorrei, ma non posso...
ma certo che posso!!!




venerdì 11 ottobre 2013

Dialogare si può (cronaca dell'incontro fra un direttore didattico e dei genitori homeschooler)

Ieri ci siamo incontrati con il direttore didattico dell'istituto, del quale fa parte anche la piccola scuola del nostro paese.

E' stato un incontro rilassato e piacevole,
all'insegna del dialogo e del rispetto.

Abbiamo spiegato, in maniera generica, le nostre motivazioni, sottolineando in particolare il nostro bisogno di "flessibilità".

La "flessibilità"- declinabile su molti fronti - è, infatti, uno dei più grandi vantaggi che noi troviamo nel fare homeschooling.

Prima di tutto la flessibilità nei contenuti, nei tempi, nelle modalità dell'apprendimento dei nostri bambini. Preziosissima flessibilità  per poter seguire le loro individualità.

Ma anche la flessibilità nell'organizzare la nostra particolare vita familiare.
Come ho già spiegato altrove, abbiamo un piccolo albergo e il nostro lavoro si svolge sempre e soprattutto nei periodi in cui le scuole sono chiuse: lavoriamo in estate, durante ogni periodo festivo e sempre nei weekend. Fare homeschooling per noi ha, quindi, anche il grande vantaggio di poter continuare a godere liberamente del tempo, in cui non lavoriamo, per viaggiare insieme ai nostri figli, fare brevi escursioni, dedicarci alle nostre passioni, leggere, studiare, giocare, parlare.... ma anche, e soprattutto, per essere una famiglia.

Il nostro gentile interlocutore ci ha ascoltato e ha solo accennato - ma davvero solo accennato - alle sue perplessità.
Un civile, gradevole scambio di visioni.

Infine abbiamo brevemente parlato dell'esame di fine anno.

E qui segnalo -  a chi non lo sapesse - che, in realtà,  l'esame  non sarebbe obbligatorio. (Rimando per maggiori informazioni al sito di Controscuola  e soprattutto al network di Educazione Parentale).

Noi, però, l'esame lo faremo (o meglio lo farà Grande!).
Prossimamente contatteremo gli insegnanti per capire quali siano le competenze che ritengono indispensabili per superare la classe prima della scuola primaria.
Presumo si tratti delle basi della matematica e della letto-scrittura. Per il resto eserciteremo il nostro diritto di presentare un curriculum personalizzato, il che in sostanza significa continuare a leggere i libri che ci pare (e non il sussidiario!) e continuare a saltabeccare liberamente fra storia, anatomia, biologia, astronomia, geografia.... come e quando ci va.

La nostra via è insomma un compromesso fra un approccio che vorrebbe essere il più unschooling possibile e la ovvia (per noi) necessità di dotare i figli di un titolo di studi.

Così è se vi pare: sono in tanti a non saper guidare nonostante abbiano la patente (e guai a dirglielo!), ma è anche vero che senza patente non si può guidare!

Seppure...
viaggiare in treno,
a piedi, in bicicletta, a cavallo 
non sia poi così male...

...ma l'ora è tarda e sto
"liberarbitrariamente"
andando fuori tema!

lunedì 7 ottobre 2013

Equinozio d'autunno fra le nostre montagne.

22 Settembre 2013.
Abbiamo festeggiato l'arrivo dell'autunno concedendoci, finalmente, qualche ora tutta per noi.
Dopo una lunga, intensa estate di lavoro avevamo davvero bisogno di ritrovarci da soli, noi cinque.
Il bosco ha cominciato a tingersi di un pallido giallo, che presto si farà oro e porpora.
Saliamo.
Una mucca ha partorito due vitelli, pochi istanti prima del nostro arrivo.
Restiamo a distanza a contemplare.
Saliamo.
In malga il fuoco è ancora acceso.
A breve torneranno a valle.
Saliamo.
Lungo un sentiero lo scheletro perfettamente spolpato di un capriolo.
Molte ipotesi - piuttosto fantasiose - sull'accaduto accompagnano, per un po', i nostri passi.
Saliamo.
Il volo circolare di tre falchi.
Saliamo.
Il mondo ai nostri piedi.
Stiamo.
Il cielo fra i capelli.
Siamo.
Piano, piano scendiamo.


giovedì 26 settembre 2013

Perchè non vogliamo e non possiamo cambiare la scuola dal suo interno.


Ho buoni ricordi dei tempi della scuola seppure, col senno di adesso, mi accorgo di quanto mi abbia segnato (come la stragrande maggioranza) rafforzando la dipendenza dai giudizi degli altri; condizionandomi ad avere obiettivi esterni e non interni; assuefacendomi all'autorità, alla gerarchia, ai premi e alle punizioni; abituandomi alla competizione.



 
 
Le mie critiche, verso il sistema educativo dominante, sono scaturite quasi per caso, dall'incontro - in anni recenti - con alcuni pensatori (John Holt; Ivan Illich; Marcello Bernardi; A. Neil; Alfie Kohn...) e continuano a scaturire dal confronto con chi, come me, sta mettendo in discussione "LA SCUOLA" (uno dei più grandi tabù, come ho avuto modo di scoprire!).

Vengo da una formazione di sinistra, per cui ho sempre, SEMPRE, difeso la scuola pubblica, credendo che fosse una risorsa fondante per la società e per l'individuo. Sarebbe lungo spiegare perché oggi ho qualche difficoltà a difenderla come facevo un tempo. Ci provo in breve e solo in parte...

Se oggi mi trovassi di fronte ad una scuola democratica, libertaria, che mettesse al centro il bambino e non il programma; le competenze e non le nozioni; le qualità e gli interessi di ognuno; la collaborazione e non la competizione (trovo che sia un reato contro l'umanità impedire ai bambini/ragazzi di aiutarsi durante le verifiche!);

Se oggi mi trovassi di fronte ad una scuola che tenesse conto di tutte, o almeno quasi, le intelligenze e non solo di quella linguistica e logico-matematica; una scuola che si ricordasse anche del corpo dei nostri bambini (non solo come supporto per la testa e appoggio per il grembiule); e della loro ANIMA (di qualsiasi cosa si tratti e non mi riferisco ovviamente all'ora di religione!);

Se mi trovassi di fronte ad una scuola in cui non si debba avere paura di sbagliare; una scuola in cui non si imparino a memoria banali risposte “esatte”, ma in cui si seminino domande complesse,  senza necessariamente un'unica risposta, senza necessariamente una risposta;

Se mi trovassi davanti ad una scuola senza voti umilianti (accettereste, voi, la pagella dai vostri datori di lavoro? O dal vostro compagno? O dai vostri genitori?), senza ricatti, senza punizioni e senza premi;

Una scuola senza i vergognosi compiti a casa che privano i bambini/ragazzi del LORO TEMPO, DELLA LORO AUTONOMIA, DELLA LORO LIBERTA’;

Se ci fosse una scuola che invece che le date, raccontasse il vero orrore della guerra (di ieri e di oggi); che invece delle capitali a memoria raccontasse la meraviglia della Terra e dei suoi popoli; che invece che i classici a tutti i costi trasmettesse la passione per la lettura;

Ma anche una scuola che desse l'opportunità di piantare un chiodo nel muro;  di zappare, seminare, curare, raccogliere; di dipingere, scolpire, incidere...; di preparare un pasto SANO e condividerlo con gioia;  di smontare, riparare, riciclare, riutilizzare; di autoprodurre e non solo consumare, consumare, consumare (leggo su fb- proprio in questi giorni - delle interminabili, alquanto improbabili, liste degli acquisti che vengono girate ai genitori i primi giorni di scuola: penne dal tratto sottile, matite dalla punta morbida, quaderni a quadrettoni, quadrettini, a righe, a stelle e strisce; colori ad acqua, a tempera, a pastello; copertine colorate, ma trasparenti, compassi – uno a testa! – goniometri – uno a testa! – per non dire della corsa all'acquisto di diari, astucci, zaini (possibilmente alla moda!), e della vendita di panini, bibite, merendine…etc. etc. etc.).

E soprattutto se ci fosse una scuola che insegnasse la vita insieme agli altri. Quella vita in comune che può essere sostenibile SOLO sulla base di regole condivise (e non imposte dall'alto); sulla base di una pari dignità (senza capi, capi dei capi, e capi dei capi dei capi – e senza bravissimi, bravi, mediocri e incapaci); senza aggressione; umiliazione; imposizione; senza  INUTILI FRUSTRAZIONI (che tanto ci pensa la vita vera a procurarcene).

Insomma una scuola dove nessuno debba mai
- dico mai -
chiedere il permesso per fare la pipì.

Ecco, se questa fosse LA SCUOLA,  tornerei ad esserne una sostenitrice.

Ma la scuola non è questa e  non lo è mai stata.... tranne in rare eccezioni (come descritto nel bel libro "Liberi di Imparare"  di Francesco Codello e Irene Stella ).
E soprattutto LA SCUOLA - nel suo apparato, nella sua struttura, nella filosofia che la sottende e nelle sue finalità - NON HA NESSUNA INTENZIONE di essere questo.

Ecco perché (lo dico a coloro che, a volte, ce lo chiedono) , ecco perché, riteniamo di non potere e di non dovere cambiare dall’interno questa scuola.  

Non sarebbe possibile.
Non ora.
 
Ecco perché scegliamo di tirarcene fuori e di fare, a modo nostro, il meglio che crediamo per la nostra famiglia.

Ma tirarsene fuori, non significa disinteressarsene.

Anzi!



 
 

mercoledì 25 settembre 2013

Voto contro i VOTI.


Già, a che servono i voti, ve lo siete mai chiesto?
Io ho iniziato a chiedermelo un paio di anni fa, grazie ad alcune letture*.
Ma prima di allora non avevo mai pensato ad una scuola senza voti. Seppure, ripensandoci: quanto disagio, quanta umiliazione nel sentirsi valutati, pesati, giudicati, paragonati gli uni agli altri in maniera insindacabile - spesso senza diritto al contraddittorio o all'appello - e  per di più da parte di giudici che, a loro volta, non potevano essere sottoposti ad alcun giudizio.
 
Ricordate anche voi quella sensazione?

Ma mai che mi sia venuta in mente la possibilità di una scuola senza voti! 
 
Perché???

Perché, pur senza chiedercelo, sappiamo benissimo a cosa servono i voti.
I voti servono ad ottenere, con il minore sforzo possibile da parte degli insegnanti, il maggiore impegno possibile da parte degli allievi.
Servono ad ottenere una rassegnata passività; una forzata accettazione del COSA fare, QUANDO farlo e COME farlo.
Servono a spostare sui bambini e sui ragazzi la responsabilità della loro inadeguatezza ad adattarsi ad un sistema scolastico, troppo spesso, inadeguato.
 
I voti (sia quelli buoni che quelli cattivi) sono il motivo principale che ha spinto e continua a spingere, generazioni intere di studenti, a studiare, studiacchiare, provare a recuperare in vista di un'interrogazione o di un compito in classe.
I voti sono la motivazione esterna che spinge gli studenti ad applicarsi (chi più chi meno) allo studio dello stesso argomento, nello stesso momento, leggendo lo stesso testo in vista della stessa verifica. Detto così non sembra un sistema assurdo?
Detto così a me fa paura. Fa paura che si abituino, i nostri bambini e ragazzi, ad accettare passivamente - in nome di un'obbedienza acritica -  un obiettivo esterno, calato dall'alto (ovvero i voti, la promozione, addirittura la competizione), rinunciando silenziosamente e definitivamente ai propri obiettivi interni.
Questo comporta per lo meno due conseguenze: la prima è quella di abituarsi ad essere passivi,  obbedienti, acritici, impauriti all'idea di sbagliare, dipendenti dal giudizio esterno.
La seconda è quella di abbandonare, giorno per giorno, passo dopo passo, i propri obiettivi interni, spesso perdendo per strada se stessi e  i propri sogni. 
 
Davvero serve la promessa del successo o la minaccia del fallimento per costringere i bambini ad imparare?
Chiunque abbia avuto a che fare con i bambini, sa quanta attenzione, quanta passione, quanta partecipazione, quanto entusiasmo mettano in qualsiasi cosa li interessi.
E ancora, chiunque abbia a che fare con i bambini, sa quanti e quanto vari siano i loro interessi.
E' nella loro stessa natura essere curiosi e ricettivi e non smetterebbero di esserlo - non smetteremmo di esserlo! - se non venisse instillata la falsa convinzione che senza il bastone e la carota nessuno apprenderebbe nulla.
I bambini sono pieni di entusiasmo, non distinguono fra vita e apprendimento: la vita è apprendimento... per lo meno fino al primo giorno di scuola: da lì in poi, vita e apprendimento sembrano viaggiare su piani paralleli.
 
I voti,  non sono altro che il cane pastore a guardia del gregge. Eppure i bambini non sono pecore e non credo che vorremmo mai che lo diventassero! Perché, dunque, dovrebbero servire il cane da guardia e il pastore?

Per una scuola che non assomigli ad un ovile, credo che servirebbe un cambiamento radicale di prospettiva, che metta finalmente il bambino al centro. Gli adulti non più nel ruolo di insegnanti direttivi e giudicanti, ma nel ruolo di facilitatori, al fianco di ogni bambino per accompagnarlo in un percorso di apprendimento il più  personalizzato possibile. Un percorso dove ciò che conta non siano  più i voti, ma solo il senso di ciò che si va facendo.
E dove l'inevitabile competizione - derivante dalle valutazioni - venga sostituita dall'esercizio di una sana collaborazione.

Penso sia possibile. Ne sono certa. Basterebbe crederci. Basterebbe volerlo.
 
Noi ci proviamo da homeschoolers!

 
*"Amarli senza se e senza ma" di Alfie Kohn
 







sabato 14 settembre 2013

Dialoghi al buio.

 
Mamma, quando sarò grande avrò dei figli
e non li manderò a scuola.
...
Però c'è un problema:
e se la compagna non è d'accordo?
 
Dovrete parlarne.
Se lei non sarà d'accordo proverai a spiegarle
come la pensi e a capire come la pensa lei.
E cercherete un accordo.
 
Tu e Papà siete sempre d'accordo su tutto?
 
Non sempre.
Non su tutto.
Ma sulle cose importanti ... si.
 
Buonanotte
 
 
 
 


giovedì 12 settembre 2013

Terminate le NON vacanze, ecco arrivare (ufficialmente) il primo giorno di NON scuola.

 Settembre 2013 - Primo Giorno di Scuola.


Quante volte, negli anni scorsi, ho immaginato questa scena: il grembiule blu (forse un po' troppo lungo), lo zaino grande quasi quanto lui, le gambe tremanti per l'emozione.
E poi, il saluto interminabilmente breve, un bacio pieno di buoni auspici e di qualche paura, davanti a quel portone. La campanella a dirci che è ora, è ora di entrare...
Immaginavo tutto questo, in un alone di sacralità, quasi fosse un rito di iniziazione.
E forse, il primo giorno di scuola, un po' lo è.
Certamente, nel nostro immaginario, segna un Ingresso, un Passaggio, una Tappa.
Il bambino lo sa: sa che qualcosa finisce e che qualcos'altro inizia.
Quanta emozione, quante aspettative, quanta paura...
 
12 Settembre 2013 - Primo giorno di Non Scuola.


E invece... E invece, quasi in sordina, quasi come se niente fosse, ecco che "quel" giorno è passato, senza neanche arrivare.
Oggi - primo giorni di scuola per tutti... o quasi - Grande, come sua abitudine, si è svegliato presto e ha seguito il padre in albergo. Dopo aver fatto colazione con dei ciclisti olandesi, è andato a salutare la bisnonna novantatreenne, ospite da noi per qualche giorno.
Malgrado i miei moniti a non farlo, l'ha "tormentata" chiedendole di scegliere per chi parteggiare fra  Galli e  Romani (tutta colpa di Asterix e Obelix!), scontrandosi con quell'osso duro della lucidissima e nostalgica nonnina che - essendo nata nel '20 ed essendo cresciuta a focaccia genovese e fascismo - si è focosamente schierata con "Roma Caput Mundi"!
Riuscite a immaginare l'acceso dibattito fra un seienne molesto e cocciuto e una novantatreenne claudicante e mai doma? Io, confesso che me lo sarei risparmiato: spiegare a mia nonna il perché di un bisnipote gallico - e per di più galletto! - non è stato troppo agevole.
Più tardi, al sole, Grande e Piccolo -  nelle loro tute blu "da lavoro" - hanno scavato, riempito, mischiato, spalato, impiastricciato, sporcato... con l'intento di costruire, su quattro piedi, una casa alla nostalgica nonnetta che commentava soddisfatta: "Altro che televisione: questo si che è un vero spettacolo!".

E poi e poi e poi... qualcuno ha letto, qualcuno ha scritto un po', qualcuno ha sbuffato (...), berciato, tutti hanno riso, alcuni hanno giocato... qualcun altro ha suo malgrado cucinato... fino a quando - il nostro primo giorno di scuola - è trascorso senza neanche essere cominciato.

Il pensiero del rito di passaggio, della sacralità, dell'emozione sul portone, ogni tanto - lo ammetto - è venuto a bussare alla mia mente: niente di più di un prurito lievissimo, quasi un solletico. Prima ancora di grattarmi, era già svanito...

Oggi, per noi, per Grande,  la campanella non ha suonato.

Suonano forte, invece,  i battiti decisi di una scelta di vita che è sbocciata in oltre due anni di riflessioni, studio e confronto.
Una scelta di vita che ci porta verso il mare aperto dell'Unschooling (con qualche compromesso che spiegherò in seguito), a bordo di un veliero carico di Fiducia, Libertà, Entusiasmo e - udite udite - Buon Senso.
Si proprio buon senso: perché il Buon Senso non può essere a Senso Unico, altrimenti non sarebbe buono affatto!
Il Buon Senso deve lasciare porte aperte, consentirti di cambiare direzione, il buon senso ti deve mettere nelle condizioni di crescere, scoprire, vivere.

Ed è quello che stiamo facendo.
Stiamo crescendo, scoprendo, vivendo, tutti insieme (ma non da soli).

Siate tranquilli! (mi rivolgo ad amici e parenti mooooolto preoccupati): sappiamo nuotare fra le onde della vita ed è proprio quello che stiamo cercando di insegnare ai nostri figli. Sappiamo orientarci, anche di notte. E - caso mai servisse - ci siamo attrezzati di scialuppa.

Insomma, se voi avete scelto di vivere in terra ferma (e lo capiamo), non biasimateci se stiamo scegliendo di andar per mare.
Ci incontreremo, è inevitabile ed auspicabile: le navi e i marinai non possono fare a meno della Terra Ferma.
E la Terra Ferma e i suoi abitanti non dovrebbero mai fare a meno del mare e dei marinai.
 
Buon primo giorno  - di scuola e di NON scuola  - a tutti.
 

venerdì 19 luglio 2013

L'apprendimento dovrebbe essere un viaggio lungo tutta la vita.

Amo il viaggio.
E amo il viaggio come metafora.
E' una metafora facile, lo so.
Banale.
La uso spesso e volentieri.
Direi che ne abuso.
Spudoratamente.

Sarà che è tempo di vacanze, sarà che - avendo un albergo - di questi tempi incontriamo più persone del solito (molti turisti e alcuni viaggiatori)... sarà che ho sempre amato viaggiare e che partirei adesso (in pigiama), ma in questo periodo il viaggio mi batte in testa continuamente, sia come spinta, richiamo, tensione (vi racconterò), sia come metafora dell'apprendimento.

Da giorni non riesco a fare a meno di pensare che l'apprendimento, la conoscenza potrebbero, dovrebbero essere un viaggio pieno di meraviglia, avventuroso, ricco di sorprese, di cambi di rotta, di incontri inaspettati.

Nordico ed io - ognuno per conto proprio (sia messo agli atti!) - fino ad una decina di anni fa,  partivamo zaino in spalla, scarpe comode, macchina fotografica reflex, diario di bordo, niente telefonino.
Sceglievamo la destinazione, ci procuravamo una mappa, tracciavamo un percorso, ma poi cambiavamo direzione strada facendo.
Prima di partire, immaginavamo i posti che avremmo visitato, buttavamo giù un'ipotetica tabella di marcia, ma poi - una volta "dentro al viaggio", dimentichi delle nostre stesse intenzioni - sceglievamo di fermarci per giorni e giorni in un luogo, senza motivo, se non quello di goderne l'atmosfera.

Del Messico ricordo, in particolare, i giorni trascorsi a Oaxaca: la piazza alberata, le case basse e colorate, il senso di libertà assoluta nell'essere lì, da sola, a decidere il mio cammino.
Se chiudo gli occhi, in un attimo torno lì.

Ecco, la conoscenza, l'apprendimento dovrebbero assomigliare a questo tipo di viaggio.
Ognuno dovrebbe poter scegliere la destinazione, cambiare rotta; ognuno dovrebbe essere libero di fare incontri e godere di scoperte inaspettate; ognuno dovrebbe potersi fermare quando serve, se serve. Riposare, meditare, tornare sui propri passi  e poi ripartire sazio, appagato, entusiasta verso nuove destinazioni.

L'apprendimento dovrebbe essere un viaggio lungo tutta la vita.

Ma la scuola...
La scuola non è un viaggio, nonostante lo zaino possa evocarlo.
La scuola è piuttosto un Tour Organizzato.
Non scegli la destinazione, le tappe, i tempi: altri hanno già scelto per te.

Basta salire a bordo... e lasciarsi guidare:

"Alla vostra destra potete ammirare il teorema di Pitagora; alla vostra sinistra i numeri in inglese da 1 a 10; prego proseguiamo veloce per raggiungere entro le 11.00 i verbi transitivi; le domande, non ora , per favore, altrimenti ci chiude la mensa. Signori, vi ricordo che dopo pranzo avrete 15 minuti di libertà nei quali vi invito ad usufruire della toilette; ci vediamo alle 13.00 in punto, qui nella hall della scuola, per fare l'appello. Proseguiremo, poi - come da programma - con la visita al laboratorio di scienze, dove potrete assistere all'ebollizione. Infine, vi ricordo che domani alle 9 in punto è prevista la presa della Bastiglia, non mancate".

Tornati a casa avranno gli stessi quaderni, le stesse facce annoiate, gli stessi compiti.
Così come tornati a casa, dai tour organizzati, hanno tutti le stesse foto, le stesse facce vacuamente soddisfatte, gli stessi sfuggenti ricordi e tristanzuoli souvenir.

Li vedo passare in fila, per le strade di Firenze, lo sguardo fisso sull'ombrellino della loro guida (perdersi non è nei programmi! Peccato.). Alcuni arrancano stanchi qualche metro indietro; pochissimi si distraggono; non si parlano fra loro perché, dotati di tecnologici auricolari e ricevitori, sono in costante contatto con il tour leader che chissà cosa gli racconta, a passo di marcetta, per le strade di una delle città più belle del mondo. All'unisono - e sempre camminando - puntano le loro macchine fotografiche (ultimamente i loro tablet) e scattano foto ininterrottamente (non serve neanche più fermarsi per la messa a fuoco). Guardano Firenze attraverso lo schermo (come fossero già tornati a casa) e sempre di corsa, per rispettare il programma.
Quando si fermano è perché  l'ombrellino si è fermato.
Mi fanno un po' pena, ammassati su uno dei marciapiedi laterali del Duomo, tutti con il naso all'insù. Cosa gli racconterà la guida? E loro davvero ascoltano? Li osservo e poi mi guardo intorno.
Quante cose si perdono:  a destra ci sono i ritrattisti con i loro sgabelli che cercano di adescare clienti, a sinistra i cavalli con le carrozze, dietro di noi la fila fuori da una gelateria, e qui, proprio qui, davanti ai loro nasi, due innamorati si fermano per baciarsi.
 
Ehi! Sveglia!
Vorrei urlare
Guardate che bello:
ci sono due che si amano!
 
Ma basta un attimo, basta il tempo di un bacio, che già sono andati: ripartiti di gran carriera verso la tabellina del 9.
 
Spero che i miei figli possano avere sempre uno zaino e scarpe comode.
Spero che imparino a leggere una mappa e lo sguardo delle persone.
Spero che abbiano voglia di scrivere un diario e che non debbano svolgere un tema.
Spero che si fermino di fronte ad un bacio.
Spero che si perdano dentro un bacio.
Spero che imparino a fare programmi e a cambiarli all'occorrenza.
Spero che sappiano trovare la strada e che godano nel perdersi.
Spero che facciano poche foto, ma uniche.
Spero che camminino per il mondo con le orecchie ben aperte.
Spero che non seguano mai il fiocco in cima ad un ombrellino.
Spero che siano viaggiatori (e non turisti) sia del mondo che della conoscenza.
 
 
 L'apprendimento e la vita dovrebbe essere un viaggio e mai un Tour Organizzato.







venerdì 5 luglio 2013

Lesson nr. 2

Ore 12.50, in casa:

Mamma, quando litighiamo tu non intervenire.
Anche se ci mettiamo un'ora, poi risolviamo.
Se intervieni ci crei solo tensioni.
 
Che dire: un concentrato della migliore pedagogia,
da parte di mio figlio, 6 anni,
due enormi occhi dolci, color del Lago.

Grazie.
 
 Homeschooling vuol dire... non sapere mai chi ti darà la prossima lezione!

 

mercoledì 3 luglio 2013

Alti e Bassi. Dedicato a tutte le mamme perfettamente imperfette, al cento per cento.

Mettiamola così: quello che penso fa parte di quella che sono.

Dunque questo blog, questo zibaldone, è onesto nella misura in cui prova a rispecchiare fedelmente alcuni dei miei pensieri.

Ma come spesso accade, non sempre siamo all'altezza dei nostri pensieri. Così come, altre volte, sono i nostri pensieri - quelli bassi, un po' meschini - a non essere all'altezza delle belle persone che infondo siamo.

Insomma, capita che abbiamo ideali alti, a volte talmente alti da non riuscire a realizzarli del tutto, ma resta vero che è pur sempre a loro che tendiamo e, dunque, anche questo siamo.

Poi capita che, nostro malgrado, cadiamo in contraddizione, inciampiamo in logiche che mai difenderemmo, ci ritroviamo alquanto in basso, rispetto a quei meravigliosi ideali cui tendiamo, e quindi, inutile negarlo, anche questo siamo!

alti e bassi

La madre che vorrei essere è là, in alto, la vedo.
La madre che non vorrei essere è piuttosto in basso e vorrei non vederla, ma a volte si presenta senza invito.
Facendo una media matematica (ci si aggrappa a qualsiasi cosa!), credo che potrei ritenermi piuttosto soddisfatta, ma so che i miei figli non faranno la media fra la madre accogliente, disponibile, rispettosa e quella stronza che fa la bambina, punta i piedi e vuole avere ragione.
No, non credo che facciano la media... (seppure da unschoolers, potrebbero averlo imparato senza che me ne sia accorta!)
Di certo i figli sono Giudici molto più generosi di quanto pensiamo, ma di fronte ai nostri errori/orrori pagano prezzi molto più alti di quello che ci immaginiamo. Anche questo farà parte del loro ricco bagaglio. Amen.

Ecco, a Te che leggi (e ti ringrazio!) sento di dover dire che quello che scrivo è tutto vero, lo giuro, è tutto nella mia testa.
Lo penso e lo dico,
Lo dico e lo penso...
onor d'elefante al cento per cento
 (cito il meraviglioso "L'uovo di Ortone" - Dr. Seuss).

Ma tra il pensare, il dire e il fare... c'è di mezzo un lungo, lento, meraviglioso, faticosissimo remare verso quegli ideali, verso se stessi.

Sto remando, giuro, fra alti e bassi.
Fra giornate di tempesta, giornate di mare piatto e giornate né alte, né basse, che poi sono quelle che amo di più!

Se un giorno passerete di qui,  fra  i pochi metri quadri della nostra vita, potreste trovarmi in versione madre libertaria, in versione madre autoritaria (ahimè), in versione "improvvisiamo e vediamo un po' cosa ne viene fuori", in versione madre confusa e felice e pure in versione madre con le idee molto chiare e infelice!

E allora,  Signor Giudice! confesso che ho sbagliato, che sbaglio e ancora sbaglierò!

Chiedo i domiciliari (anche se a dire il vero qualche giorno di evasione....)  e chiedo le attenuanti generiche,  le generiche proprio non me le può negare: le generiche non si negano a nessuno!!

Come dice?
Non devo fare affidamento sull'eventuale prescrizione?  Trattasi di reati che NON si prescrivono??
Lo so Signor Giudice, lo so... I figli sono dei Giudici molto generosi, ma hanno una memoria da Elefante!

Passa il giorno e Ortone aspetta,
l'uovo è al caldo, non c'è fretta.
Vien la notte e Ortone attende
la tempesta lo sorprende.
Che diluvio! Che bagliore!
E che tuoni! Che fragore!
....
Da quell'uovo covato
dieci mesi e anche più
che stridule grida
ora vengono su!
Uno schianto! Un Colpo!
Un grattare di vita!
"Il mio Uovo" fa Ortone.
"LA MIA COVA E' FINITA!"
...
S'apre d'un tratto l'uovo lì accanto!
E fra i pezzi di guscio un po' rosso un po' bianco
appare agli occhi di Orton l'elefante
un piccolo essere alato e volante!
AVEVA ORECCHI E CODA E PROBOSCIDE:
PROPRIO A LUI SOMIGLIANTE!
 
Dedicato ad Ortone e a tutte le mamme perfettamente imperfette, al cento per cento!
 
 

martedì 2 luglio 2013

Per quelli come noi per i quali la scuola non è finita, sebbene non sia neanche mai iniziata!

Accade che con l'estate le mani abbiano altri lavori da svolgere, quasi tutti all'aria aperta e che ci sia meno tempo per ticchettare sul PC.

I bambini partecipano, come sempre, alla nostra quotidianità.

Grande si sveglia molto presto con suo padre, percorrono insieme i venti passi che portano all'albergo e preparano con il nonno quanto serve per la colazione degli ospiti. Per dirla tutta credo che il più mattiniero sia proprio il nonno e credo (anzi so) che Grande trascorra la prima oretta sdraiato sul divano inventandosi storie (così mi riferisce lui stesso).
Io scendo con più calma insieme a Piccolo e  a Minuscolo.

Durante tutto il giorno, i bambini giocano soprattutto.
In questo periodo - privati dei cumuli di neve (sui quali installavano navi pirata o scavavano igloo) - li vedo spesso dediti alla produzione di "malta" e alla costruzione di non so cosa. Nel loro laboratorio, a cielo aperto, giocattoli e attrezzi veri si mischiano allegramente.
Mentre il padre Nordico li rifornisce di martelli chiodi scale, la Madre Mediterrona passa in rassegna il tutto, facendo sempre sparire qualcosa, il che lo ammetto è senz'altro più sbrigativo dell'affrontare le mie ansie... ma quanto è difficile essere libertari per davvero!

Piccoli amici si affacciano quotidianamente e insieme intessono trame tutte loro: ieri erano una squadra di guardie forestali, oggi stuccavano un marciapiede. E poi, grazie alla nostra attività, c'è sempre l'occasione per incontri nuovi.
Mi piace guardare i miei piccoli sempre curiosi, sempre pronti ad intavolare discorsi con tutti, adulti e bambini, sempre istintivamente propensi a socializzare.

Ehi, dico: la socializzazione!
 
Un paio di giorni fa Grande riparava una camera d'aria della sua bicicletta con l'aiuto di un ospite olandese... nessun problema di comunicazione, a quanto pare, come testimonia la foto qui sopra.
That's unschooling my dear. That's life.

Sfoglio le foto degli ultimi giorni, niente di straordinario, tanti momenti vissuti insieme.
Invasare, falciare il prato, fare frittelle di carnevale fuori stagione, produrre piadine a forma di dinosauro, tirare qualche bercio ogni tanto, sentirli giocare insieme sotto la doccia, sentire l'acqua sotto ai piedi una volta in bagno, leggere, sbuffare, avere voglia di scappare per qualche ora, restare, metterli a letto, pensare, amare, pensare.

Può davvero bastare?
Non dovrebbero- dalle ore x alle ore y - scrivere, leggere, fare di conto?
Non dovrebbero già sapere a memoria almeno le capitali dell'Europa ?
E le tabelline, quando?
E il programma ministeriale?
 
Ecco, il programma ministeriale... credo sia davvero una iattura, pensare che l'educazione, la crescita, la formazione delle donne, degli uomini, passino attraverso la cruna strettissima di un banale, uniforme, nozionistico, chiuso programma ministeriale. Credo sia un'ipoteca pesantissima che grava  sul futuro, rinunciare ad una visione ampia, olistica, fluida, in cui il singolo possa sviluppare in maniera equilibrata, la mente, il corpo, la psiche, lo spirito (di qualunque cosa si tratti).
Serve una visione senza confini in cui ognuno possa cercare il suo personale equilibrio.
 
Si, ma... Sarebbe bello, però... un insegnante con 25 bambini come può farcela?
E poi 25 bambini di oggi?
 
"bambini di oggi?"
Mha...
 

Tutto qua? E' solo un problema di rapporti numerici?
O non è forse un problema di rapporti umani?
Sono certa che basterebbe ribaltare i paradigmi educativi che vogliono il maestro nel ruolo di insegnate / addestratore e la scuola nel ruolo sociale di fucina di cittadini.
Basterebbe pensare all'adulto nel ruolo di facilitatore e alla scuola come luogo di incontro, di crescita collettiva, di confronto. La scuola come luogo, spazio aperto, senza muri, senza porte, senza programmi. La scuola come luogo, come esperienza e non più come sistema, istituzione. 
Basterebbe.
La faccio facile lo so. Ma è FACILE.

Facile: Dal Latino Facilem
"Che ben si presta ad essere fatto"
 
 

E' facile crescere in un luogo aperto, molto più facile che in una gabbia. E' facile convivere pacificamente se non si è in cattività (altrimenti via il becco e gli artigli, come fanno agli inermi pulcini!).
E' facile rispettare gli altri se si viene rispettati. E' facile imparare se qualcosa ci interessa. E' facile aiutare qualcuno se vuole farcela, piuttosto che costringerlo quando non vuole.
Potrei continuare.
 
E' facile, nel senso che "si presta ad essere fatto" e ne sono testimonianza concreta le scuole libertarie, in giro per il mondo, dalle cui esperienze emerge che è facile la convivenza fra adulti e bambini - fra persone direi -  laddove le regole condivise garantiscono la dignità e la libertà di tutti.
 
Le nozioni, le regole grammaticali, le tabelline, le capitali europee - se e quando utili - attecchiscono su qualsiasi terreno.
 
Il senso di sé e degli altri, la consapevolezza del valore della vita, la responsabilità verso la Terra, la capacità di autogestirsi, la voglia di cercare e ricercare, il coraggio di seguire percorsi non segnati, l'indipendenza di pensiero, il senso critico, l'autonomia dal giudizio esterno, l'accettazione dei propri errori... ecco per queste e altre cose non basta un terreno qualsiasi, serve un terreno ricco, fertile.
Per queste e altre cose non basta un orto... servono distese immense.
 
Per le patate, invece, basta un fazzoletto di terra e 8 braccia volenterose (quelle dei nonni e le loro) 
 

 
 
 

 

giovedì 20 giugno 2013

Sette e mezzo.

















Il senso della vita è vivere
E per vivere ci vuole tempo

Un giorno mi sono ripresa il mio tempo
Qualcosa ho dato in cambio

Ho dato in cambio i giorni della settimana:
Lunedì non è più il primo della fila
Sabato non è meglio di Giovedì
Ogni giorno uguale all'altro
Tutti diversi

"Rivoglio venerdì, con la sua promessa di un domani migliore!"

Un giorno mi sono ripresa il mio tempo
Qualcosa ho dato in cambio:
I giorni della settimana

Li ho rimpianti per un po':
L'angoscia del Lunedì mattina
L'adrenalina del Martedì
Mercoledì sempre in bilico
Dai che siamo a Giovedì
E il Dress Down del Venerdì

Dico, il Dress Down del Venerdì!
Ti pagano anche per questo in certe aziende
Ti pagano per decidere - al posto tuo  - se e quando puoi presentarti casual, sentirti libero
Ti pagano per godere del clima prefestivo del Venerdì,
Quando quello stronzo dell'ufficio accanto, indossa finalmente un blue jeans

Un giorno mi sono ripresa il mio tempo
Qualcosa ho dato in cambio:
I giorni della settimana.
Adesso Dress Down Everyday!
Anche se, qualche volta, potrei tirarmi un po' più a lucido...

Andati i giorni della settimana
Tutti e sette, nessuno escluso
In cambio ho guadagnato le stagioni
seppure non proprio quattro, diciamo tre e mezzo:
Ché da queste parti la primavera è una sveltina
Fra un tantrico inverno e una fugace estate di passione

Un giorno mi sono ripresa il mio tempo
Qualcosa ho dato in cambio:
I giorni della settimana, 7 come i nani
Ho guadagnato:
3 figli
1 compagno
3 stagioni e mezzo
Che, facendo un rapido calcolo, fa 7  e mezzo!
Bilancio in attivo, direi.

Un giorno mi sono ripresa il mio tempo
La mia vita
Gli affetti
Le stagioni

Ho lasciato i giorni della settimana
Il Dress Down del Venerdì
E lo stronzo dell'ufficio accanto, stronzo a tutti gli effetti con o senza jeans

Nessuno mi paga per sentirmi carica di venerdì e depressa di lunedì
Mi sento carica o depressa a mio uso e consumo,
ma ho il tempo dalla mia, per cercare il senso

Il tempo per vivere

Un giorno mi sono ripresa il mio tempo
Ho fatto sette e mezzo
La "matta" sono io!






giovedì 13 giugno 2013

Una giornata ingarbugliata.

Ci sono giornate che proprio non filano, in cui la matassa non si sbroglia. Il primo nodo passa quasi inosservato: una risposta non data, uno sbuffo, un tono di voce più alto del solito.
Poi, piano piano, inarrestabili, si presentano uno alla volta gli altri nodi; non fai in tempo a sbrogliarne uno che eccone un altro, ancora più grande. Di nodo in nodo, ti ritrovai completamente aggrovigliato in frasi sbagliate, toni falsamente concilianti, sguardi sbiechi, silenzi, urla.
Eppure è solo una giornata come tante altre... con più sole, se proprio vogliamo dirla tutta!
Perché non va?
Perché ci sono certe giornate aggrovigliate, in cui proprio non va?
In un domino sfiancante di comunicazioni sbagliate, ci ritroviamo sfiniti a sera - grandi e piccini - con l'unico desiderio di chiudere la partita.
Capita.
E quando capita, mi sento travolgere da un monumentale senso di fallimento. La distanza fra quella che sono e quella che vorrei essere si fa incolmabile: ciò che penso non quadra con ciò che sento che non quadra con ciò che faccio.

E allora pesano, più del solito, gli sguardi di chi non aspetta altro che vederti inciampare, cadere rovinosamente in terra, chiedere aiuto,  perché "si mi sono sbagliata, non può funzionare, avevi ragione, dovevo essere proprio impazzita a pensare di farcela a crescere i miei figli".

Roba da matti: volere crescere i propri figli!
 
Giornate strane, in cui il filo imbrogliato, ti si attorciglia intorno alle caviglie e vacilli e ti chiedi: ma sarò capace?
E la domanda, purtroppo,  va  ben oltre le questioni che pongono i "benpensanti":

Ma come pensi di farcela, con tre bambini?
E il tempo per te?
Davvero credi di essere in grado di insegnare loro?
E la socializzazione?

Ecco, cari benpensanti, non sono le vostre domande che mi fanno vacillare. Perdonate.
La domanda che più mi fa vacillare è un'altra:

Sei, sarai la madre che vuoi essere?

Riesci, riuscirai ad amarli incondizionatamente?
Saprai lasciarli liberi?
Saprai rispettare la loro dignità?
Sei, sarai un buon esempio?

Ecco.... queste sono le domande che mi tormentano stasera.
Perché oggi non sono stata la madre che vorrei essere.
Perché oggi non li ho amati incondizionatamente.
Perché oggi non li ho lasciati liberi.
Perché oggi non li ho rispettati fino in fondo.
Perché oggi non sono stata un buon esempio. (E come dicevo qui: "Con i bambini quello che conta è l'esempio")

La buona notizia, per i benpensanti, è che oggi sono stata esattamente come molti di voi: un ottimo esempio di adulto autoritario.
La pessima notizia per me è che oggi non sono stata affatto come vorrei: un buon esempio di adulto libertario (che non vuol dire "permissivo", come alcuni insinuano: il permissivismo è solo la faccia edulcorata dell'autoritarismo).

La notizia (né buona né cattiva, in attesa dell'ardua sentenza dei posteri) è che non mollo. Prendo atto dei fallimenti, me ne aspetto ancora molti, ma non mollo.
So che l'unica da educare sono io.... e dunque continuo il cammino.

A chi aspetta di vedermi cadere, auguro un'attesa interminabile.

Mentre ai miei  figli, stasera, chiedo perdono.

Buonanotte
Buonanotte Istanbul





sabato 8 giugno 2013

Mamma cosa hai sognato stanotte? Stanotte ho sognato un Parko.


Mamma cosa hai sognato stanotte?

Con questa domanda, affacciata sull'infinito, mi sveglia ogni mattina  il treenne.
E ogni mattina ci inventiamo (senza confessarcelo) sogni e avventure.
Un modo bellissimo per augurarci una nuova, ricca giornata.

Altre, invece, sono le domande del seienne che vive - in questo periodo - una dimensione anche  molto pragmatica.
Annoto di seguito le ultime, giusto per ricordarmi di dare delle risposte, che siano precise, a scanso di proteste future ("mammaaaaaaa, ma tu avevi detto che....)

Perché quando piangiamo, escono le lacrime?
Perché i Cammelli hanno le gobbe?

 
E' vero che quando moriamo guardiamo tutto dal cielo?

La cosa grave, ma grave (soprattutto per una madre Homeschooler!) è che azzardo con slancio una risposta solo alla terza domanda, che mi consente di improvvisare, saltabeccando dal Pianeta del Prima di Nascere, alla Reincarnazione, al Ci Incontreremo in tutte le Vite!!
Domanda sulla quale, tutto sommato, non mi importa affatto se in futuro mio figlio dovesse dirmi "ma tu avevi detto che...", ciò che mi importa davvero è che in futuro, oltre il futuro,  qualcosa ancora ci si potrà dire!

Atea, Anticlericale!
Questa ero io fino a 6 anni fa, con tanto di punto esclamativo!
Anticlericale lo sono ancora: detesto tutte le divise, detesto i detentori della verità e del potere.

Ma Atea... non so...
C'è chi si converte in punto di morte, io mi sono, in un certo senso, convertita  in un punto di nascita, ovvero in sala parto!
Era appena nato Grande e aveva le stesse sembianze del piccolo Buddha che avevo sognato qualche settimana prima. So che raccontai a Nordico di un sogno bellissimo, pieno di pace: avevo visto un bambino, dalla pelle olivastra, gli occhi scuri e a mandorla seduto nella posizione del Loto. Quel bambino - dopo un cesareo della vergogna - era lì , fra le mie braccia, non aveva la pelle olivastra, aveva gli occhi chiari e non era nella posizione del Loto... ma era proprio Lui, identico.


Questa la suggestione... forse.

Poi c'è la ragione, si la ragione, quella che mi fa temere il nulla, il vuoto, la maledetta morte. Quella che non mi lascia accettare il caso. Quella che, quando guardo i miei figli, so che non avrebbero potuto che essere loro! Quella che,  nel dubbio, tanto vale darsi e dargli una speranza, una visione immensa, un senso che vada oltre...

Avete presente l'imbarazzo che può travolgere un Ateo, di fronte a tutto questo misticismo inaspettato?

Ma c'è anche tanta commozione... un inatteso e liberatorio senso di abbondono: la testa finalmente si riposa, il cervello si fa meno arrogante, e da dentro (o forse da fuori chissà), un'anima impolverata si stiracchia dopo essere stata chiusa, per anni, in un minuscolo cassetto. Non sembra offesa... non è da Lei.

Stralcio di una conversazione, al buio, ieri sera in attesa del sonno:


Io:  ...siamo tutti diversi
Grande: siamo tutti uguali e tutti diversi,
perché la pelle è la stessa, ma le anime sono tutte diverse.
 
Buio
Silenzio
Alcune Lacrime
 
Devo proprio ricordarmi di studiare la faccenda delle lacrime!
 
Stralcio dalla stessa conversazione:
 
Grande:  mi piace fare gli scherzi!
Piccolo: Mamma a me piace disegnare...
 
Uno di questi giorni racconterò della passione per il disegno di Piccolo. Si aggira per il mondo come un catalogatore settecentesco: "Papi vojo disegnare quel trattore; Papi quando torniamo a casa, disegniamo quella moto; Papi vojo disegnare un dinosauo cattivo; Papi...." . Papi lo prende in braccio, in genere la sera, e insieme disegnano, disegnano, disegnano.
 
Stralcio dalla stessa conversazione, Piccolo ormai dorme, Minuscolo è attaccato al seno, Grande non molla:
 
Mamma, vorrei andare in quel Parco, dove stanno manifestando.
 
A Istanbul, nel Gezi Parki.
 
Si, ma solo dopo che è finito tutto...
Silenzio
Ma io non capisco una cosa.
 
Quale?
 
Come fanno la notte? Se loro vanno a casa, poi arrivano le ruspe.
 
Non vanno tutti a casa, domani ti mostro qualche foto:
restano lì, accampati, dormono nelle tende.
 
Mamma?
Dimmi.
Ma i giornali dicono sempre la verità?
No amore.
Allora forse non è vero.
 
Mi chiedo cosa stia pensando: forse spera che non sia vero che qualcuno voglia costruire un centro commerciale in quel Parco. O teme che non sia vero che altri stiano lottando per salvarlo? Non faccio in tempo a chiederglielo.
 
Mamma e come si fa a sapere quando dicono la verità?




 
Bisogna cercare le risposte, amore, bisogna assaggiarle come fossero ciliegie. Non  accettare i frutti che in tanti ti offriranno, vai con le tue gambe fino all'albero, arrampicati, non fermarti al primo ramo, vai avanti, sputa via le ciliegie marce, quelle troppo acerbe, continua a salire  e ad assaggiare, fino a quando non trovi, finalmente, una ciliegia matura. Assaporala, quella è la tua risposta... Per il momento... perché sai, oltre quel ramo, ancora più su potrebbe esserci un frutto ancora più buono. Riposati, prendi tempo, non avere fretta... arriverà il tempo in cui saprai che è ora di ricominciare a salire.
 
Non capisco, come fanno i telegiornali a dire bugie?
Fammi un esempio.
 
Alcuni dicono che a Istanbul la gente è scesa in piazza pacificamente e che la Polizia ha iniziato ad attaccare con gli idranti e gli spray urticanti (censuro le atrocità più grandi, un giorno spiegherò perché)
 
Altri, invece, dicono che la gente è scesa in piazza armata di bastoni e di pietre
e che la Polizia è stata costretta a difendersi.
Ti sembra la stessa notizia?
 
Continuo:
Alcuni dicono che qualcuno vuole distruggere l'ultimo Parco di Istanbul, per avidità, per costruire l'ennesimo, inutile, orribile, centro commerciale.
 
Altri dicono che quel centro commerciale, darà un posto di lavoro a tante persone, che sarà utile e comodo poterci andare il sabato con tutta la famiglia a fare la spesa.
Ti sembra la stessa notizia?

 
Mamma, io saprei cosa fare:
Basterebbe fare una votazione e chiedere alle persone di scegliere.
 
Si chiama Referendum, amore, si chiama democrazia diretta.
E' proprio giusto, quello che dici.
 
Silenzio.
Minuscolo molla la tetta.
Grande molla gli ormeggi.
Li sento respirare, ognuno a modo suo, ognuno con il suo ritmo.
E' un concerto magnifico, tutto per me.
 
Si chiude una giornata.
Hanno impastato acqua e sabbia, aiutato il papà a falciare l'erba, si sono lanciati in discesa con il go-kart, hanno fatto i biscotti, un bagno veloce, hanno mangiato a più riprese come passeri in un nido e adesso ... chissà dove sono?
 
Buonanotte.
Buonanotte  Istanbul.
 
 
 

Mamma cosa hai sognato stanotte?
 
Che una nuova, ricca giornata abbia inizio!
 
Buongiorno.
Buongiorno Istanbul.
 
 


martedì 4 giugno 2013

Pochi passi, quanto spazio!

La nostra quotidianità, si svolge in pochi metri quadri.
A 20 passi dalla nostra casa, c'è il nostro piccolo albergo, sul retro del quale c'è un piccolo giardino dove i nostri bambini scorrazzano in tutte le stagioni, ospiti permettendo.

Oltre il giardino: un prato, il bosco e  oggi anche un gregge di pecore, che sembravano massi in bilico sul ripido pendio erboso.

Tra la nostra casa e l'albergo c'è la casa dei nonni paterni, una grande, grandissima risorsa, ma anche lo spunto per un quotidiano esercizio di mediazione fra una nuora Mediterrona - decisamente fuori dai binari e con ambizioni buddiste (generalmente tradite) - e una suocera Nordica, tutta d'un pezzo e con regolari frequentazioni ortodosso cattoliche (mai trascurate).

Pochi metri quadri davvero, a fronte di una vita piena di spazio.

Quando, qualche anno fa, decisi di mollare tutto (Firenze, il mio lavoro, la mia casa di pietra, gli amici, la famiglia di origine e soprattutto uno schema a me noto), il mio quotidiano si srotolava attraverso i parecchi chilometri che mi portavano da casa al lavoro, su e giù, su e giù, su e giù.
Quando mi licenziai e feci i bagagli, in molti mi presero per matta, fatta eccezione per pochi amici.
Quante spiegazioni incerte, sfuggenti, impossibili ho dato a chi non capiva la mia scelta.
Nessun biasimo da parte mia, quella scelta, a dire il vero,  non riuscivo a capirla neanche io!
Non sapevo a cosa stessi andando incontro: nessuna idea, nessuna possibile valutazione dei costi e dei benefici, nessuna certezza.
Solo istinto, incoscienza, coraggio? Vita.

Se qualcuno, allora,  mi avesse descritto una vita fatta di un quotidiano incastonato in pochi metri quadri.... chissà... forse non sarei qui... forse non avrei mai scoperto quanto spazio possa essere racchiuso in soli 20 passi.

In questi pochi metri quadri, affacciati sulle montagne, c'è molto, moltissimo spazio prezioso.

C'è, sopra ogni cosa, lo spazio per il nostro tempo.

In questo andare e venire continuo, fra casa e albergo, c'è lo spazio per tutti i nostri figli: non uno per non avere rimpianti; non due perché "figlio unico mai!", ma tre perché....

C'è lo spazio per fare homeschooling, chi lo avrebbe mai detto!

Lo spazio per riflettere. Lo spazio per fare scelte più consapevoli, per fare le nostre scelte.
C'è lo spazio per portare i bambini nella fascia, per allattarli a richiesta, lo spazio per usare i pannolini di stoffa, lo spazio per interrogarsi sui detersivi fatti in casa e quello per decidere di farsi in proprio la pasta madre e iniziare a panificare. Lo spazio per il profumo dei dolci fatti in casa.

C'è lo spazio per condividere i pasti in famiglia.

Certo, lo ammetto, non c'è alcuno spazio, neanche uno spiraglio, per il cinema né per il teatro.

Ma in compenso c'è lo spazio denso delle stagioni, che qui sono quasi 4!
L'estate verde, verdissima, profumata di erba e ricotta di malga.
L'autunno barocco, dorato e rosso, che incendia il bosco.
L'inverno minimale, quasi grafico, bianco e nero, silenzioso, ovattato, riflessivo.
E poi c'è un accenno di primavera (la quasi quarta stagione!), timida, veloce , fugace, schiacciata fra il bianco chic e il verde pop.

Ecco, adesso lo so: la libertà si accontenta anche di pochi metri quadri, purché garantiscano un grande spazio.

E parlando di spazio e libertà, il mio pensiero va a chi, in questi giorni, sta coraggiosamente difendendo il Gezi Park di Istanbul.
Coloro che non capiscono il senso di tale protesta per 600 alberi in un parco, non sanno - e forse non sapranno mai - che quel parco è lo spazio per la democrazia, per la laicità dello stato, per la dignità delle persone, per i diritti delle minoranze, per il futuro dei Turchi e quindi dell'umanità intera.
Forza!